WWF OASI

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GIORNATA RAMSAR: OASI WWF APERTE

Oggi 2 febbraio si festeggia la Giornata Internazionale delle Zone Umide, data della storica firma della Convenzione Ramsar a cui hanno aderito 169 paesi.

Per la ricorrenza le Oasi WWF saranno apriranno al pubblico con tante iniziative: Maremma – Valle Averto – Le Cesine – Orti Bottagone – Persano – Lago di Alviano

La Convenzione sulle Zone Umide dì’Importanza Internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, è stata stilata a Ramsar (Iran) nel 1971. Ad oggi sono 2.252 i siti riconosciuti per una superficie totale di 21.990, 672 ettari. La Convenzione vuole porre un freno alla distruzione delle zone umide, in particolare quelle importanti per gli uccelli migratori, e di riconoscerne ufficialmente l’elevato valore ecologico, scientifico, culturale. Secondo la convenzione  “per zone umide s’intendono distese di paludi, di torbiere o di acque naturali o artificiali, permanenti o temporanee, dove l’acqua è stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese distese di acqua marina la cui profondità a marea bassa non superi i sei metri”. In generale, possiamo indicare come aree umide: laghi, stagni, fiumi e corsi d’acqua in genere, paludi, bacini artificiali, torbiere.

Le zone umide occupano circa il 6% della superficie del  Pianeta. Rappresentano uno degli ecosistemi con la più alta presenza di biodiversità. Per esempio, il 30 % delle specie di pesci (circa 31.000) vivono nelle aree umide d’acqua dolce. Agiscono come spugne giganti in grado di assorbire l’acqua delle precipitazioni, immagazzinandola e restituendola nel tempo. Svolgono anche un ruolo cruciale nel depurare le acque in quanto assorbono sostanze chimiche, filtrano gli inquinanti e i sedimenti, abbattono le sospensioni e neutralizzano i batteri pericolosi. Contribuiscono a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici; di fronte all’aumento dei livelli del mare, le zone umide costiere riducono l’impatto di uragani e tsunami.

Hanno un altissimo valore socio economico: come serbatoi di acqua dolce, habitat di una racchissima varietà di specie di flora che vi abita assorbendo i fertilizzanti e i pesticidi dei campi, insieme alle tossine e ai metalli dell’industria; producono il 24% del cibo del Pianeta (si calcola che quasi 62 milioni di persone dipendono direttamente dalla pesca e della pesca); sono un importante fonte di energia idroelettrica e importanti luoghi per attività quali il turismo e l’educazione ambientale.  Si stima che complessivamente le zone umide forniscono servizi per un valore stimato di 15.000 miliardi di dollari  (cibo,acqua, regolazione clima, ecc.) in tutto il mondo.

Purtroppo negli ultimi decenni si è assistito a un declino veloce delle zone umide. Si stima che la superficie delle zone umide nel mondo sia diminuita del 64% a partire dal 1900 e di circa l’87% dal 1700. Tra le cause principali l’utilizzo non sostenibile dell’acqua disponibile , i prosciugamenti e le bonifiche, le derivazioni e le canalizzazioni, la costruzione di dighe, l’inquinamento chimico , la distruzione della vegetazione e l’arrivo delle specie aliene.

Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari. Una parte di queste  è gestita dal WWF (lagune, stagni, paludi, laghi, corsi d’acqua, torbiere) ed rappresenta il sistema di zone umide più diffuso in Italia (circa 50 aree di cui 13 sono Zone Ramsar).

Gli ambienti umidi sono quelli più rappresentati nel Sistema delle Oasi WWF. Al proprio interno si trovano parte dell’unica laguna del Tirreno (Orbetello); l’unica valle protetta della Laguna Veneta (Valle Averto); aree all’interno del più grande delta italiano (Golena di Panarella); una delle più importanti saline ancora attive (Trapani); alcune delle ultime foreste umide ripariali (Alviano, Persano); la cascata più alta dell’Appennino (Cascate del Verde).

 

La gestione delle zone umide è particolarmente impegnativa. Nelle oasi del WWF viene prima di tutto garantita la tutela. La pianificazione contiene gli obiettivi e gli strumenti di gestione. Il modello è quello adattativo,anche per rispondere agli eventi e alle sollecitazioni determinati dai cambiamenti climatici attuali e futuri. Grande importanza rivestono i monitoraggi, in particolare degli uccelli acquatici. Le Oasi del WWF sono parte dei 20.000 siti dove si svolgono attività di monitoraggio nel mondo.

Negli anni, il WWF ha realizzato interventi di riqualificazione e di ripristino ambientale. Ha promosso progetti di conservazione importanti sulle specie più rare.
Molto ha investito nella fruizione e nell’educazione ambientale.
Le zone umide sono infatti ambienti che si prestano all’osservazione della vita selvatica , alla spiegazione d’importanti  fenomeni  come quelli migratori, al rapporto tra conservazione  e attività di sviluppo (pesca, turismo).

Da qualche anno, nelle Oasi del WWF si svolgono anche attività economiche compatibili con la tutela e la conservazione delle aree. In particolare la pesca sostenibile, già attivata in alcune aree della rete.

Qualche storia…

Valle Averto. E’ una valle da pesca che, come le altre che si estendono nella Laguna di Venezia oltre ad essere luoghi di pesca sono anche aree frequentate da molti uccelli acquatici: il che le ha rese nel tempo, teatro di grandi battute di caccia. Il WWF, ha prima fatto vincolare l’area e poi ne è diventato proprietario, costituendo così il primo tassello di laguna protetto.  Se non ci fosse stato l’intervento del WWF, oggi Valle Averto sarebbe continuata ad essere una valle da pesca, aperta alla caccia e senza il miglioramento ambientale che il WWF ha favorito negli anni.

valle averto

Le Cesine. Rappresentano l’ambiente superstite di una zona umida ben più vasta che partiva a nord da Brindisi e si estendeva a sud sino ad Otranto. Una zona considerata da tutti malsana e per questo bonificata e trasformata. Dopo una terribile mattanza di circa 5000 animali, si cominciò a lavorare per la sua tutela. Nel 1979 Le Cesine divennero Oasi WWF e nel 1980, per decreto ministeriale, furono dichiarate Riserva Naturale dello Stato con gestione al WWF Italia.

La Riserva naturale degli Orti Bottagone, rappresenta una preziosa testimonianza delle passate estese paludi della bassa val di Cornia, scomparse a seguito delle bonifiche. In un’area pianeggiante costiera, circondata da centrali e impianti industriali, la palude salmastra degli Orti e quella d’acqua dolce del Bottagone formano, insieme, una vera Oasi di biodiversità, che garantisce habitat adeguati per molte specie animali e vegetali, in particolare per molte specie di uccelli.