WWF OASI

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ART SECRET OASIS GARDEN 2018: mostra d‘arte esperienziale e performance

la natura umana è sostenibile solo a condizione di uno scambio equo e circolare che ci vede restituire ciò che si riceve, anche solo in termini di emozioni

La sede sono i giardini segreti del WWF (sede di WWF Oasi e WWF Lombardia)  nel cuore di Milano in Via T. da Cazzaniga, la mostra è Art Secret Oasis Garden e la natura umana, mostra d’arte, esperienziale e performance in collaborazione con Eve Style srl, Narkisso srl e il Patrocinio del Comune di Milano. Aperta fino al 29 luglio la mostra espone le opere degli artisti Matteo Bosi e Claudio Lasagni.  Le opere sono la materia prima su cui sviluppare un discorso comune per rigenerare e creare nuove opere, nell’immensa storia dell’arte. La performance, azione, creazione e reazione, sogno, progetto e illusione intervengono sull’arte e  come nella natura o nell’ambiente ci restituiscono il riflesso di quello che siamo davvero tra sostenibilità  e trasformazione, sia nel bene che nel male. I performers sono il pubblico e chiunque voglia partecipare dando il proprio contributo personale. Le opere sono beni di scambio, lavori in corso..crocevie delle idee e speranze personali sempre più spesso condivise. F.Gallana.

Gli Artisti:

Claudio Lasagni

Dopo uno sguardo interessato positivamente all’iperrealismo americano, verso la fine del 1986, la grande svolta nel far pittura. Un viaggio in India e l’incontro con la realtà spirituale ed artistica del paese, che sfocia in una sorta di inattesa ed imprevedibile rivelazione pittorica che lo condurrà ad un significativo cambiamento di prospettiva della pittura e della sua stessa vita personale. Una luce totalmente altra e colori con toni completamente diversi lo hanno condotto ad una maniera rivoluzionata del suo intendere il dipingere.

“La forma era solo un veicolo, un meccanismo, ed era sul colore che dovevo concentrarmi per esprimere quello che avevo dentro.” Cosi Claudio Lasagni esplicita la consapevolezza della mutata concezione pittorica: non più solo espressione, ma comunicazione della realtà spirituale dentro ed attorno a noi e, perciò, libera dalle regole accademiche, amorosamente imparate e tuttora rispettate. Questo anche perché Lasagni è sempre stato fedele esclusivamente al suo animo, scansando risolutamente ogni adesione alle mode effimere, sapendo esprimere il suo mondo interiore in maniera medita e personale, non correndo dietro alle diatribe sull’astrazione o sulla figurazione, che riesce peraltro a conciliare.

L’esperienza musicale del “raga” attraverso l’improvvisazione di una melodia che rispetti le regole fondamentali della composizione classica indiana e soprattutto del “rasa”, il sentimento veicolato da ogni nota o successione di note, è la stessa esperienza che trasporto sulle tele, dove, attraverso il mio soggettivo senso estetico, gli stessi moti dell’anima si trasformano da suono in colore e da ritmo a forme. C.Lasagni

 Matteo Bosi

Il fare di Bosi, che parte da una raffinata elaborazione fotografica al fine di creare dei veri e propri tableau vivant, è da sempre ricco di visioni simbolico-naturaliste che si amalgamano con uno studio approfondito delle dinamiche che rendono icona, a volte erotica a volte mistica, il corpo umano. Egli è pittore digitale di estrema eleganza e induttore di sensualità da tempo giunto a formulazioni di grande impatto emozionale. Bosi racconta di sé tramite le dinamiche del corpo e del gesto. ‘Incastro’ alchemico – quindi amalgama – fra ciò che è uno degli strumenti che ha sancito il moderno (cioè la fotografia) e l’architettura armonica del quadro, anch’essa caratterizzante la sapienzialità dei maestri del passato. La dichiarazione di poetica di Bosi è più che manifesta: esiste ancora una possibilità per la bellezza – o, meglio – esiste ancora una possibilità per la ‘natura’ della bellezza. In un momento in cui la fotografia viene spesso usata in accezione stranita e straniante, cioè in maniera distaccata, o fredda, il nostro artista la elabora e la riconduce alla carne e al sangue. Assembla, ritocca (anche a mano), formula un atto di ‘grazia’. Nega la volgarità e lo spettacolare per abbandonarsi alla suggestione. E’ una ‘preghiera’ del corpo, la sua. Un sancire, paganamente, l’aspetto divino e, nel contempo, naturale dell’uomo, rendendo l’opera finemente ‘religiosa’.  (di Gian Ruggero Manzoni)

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